Pinterest: pecora nera dei social media?

Posted on novembre 26, 2012 di

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Uno dei segreti del successo di Pinterest è il meccanismo intuitivo alla base della costruzione del profilo: basta cliccare sul Pin it button ed ecco che tutti i contenuti presenti nel web sono pronti per essere inseriti nelle board, catalogati e condivisi.

Ciò non significa che non richieda una strategia aprire un profilo Pinterest o che non sia necessario dedicare tempo all’arricchimento delle board. Affermazione banale? Per niente, come rilevano i recenti post di Rosa Giuffré e Beatrice Nolli.

Condivisioni al quadrato

In particolare, Beatrice si domanda che senso abbia promuovere i contenuti del proprio blog condividendo su Twitter un post pinnato: perché fare un doppio passaggio (Twitter, link a Pinterest, link al blog)?

Quando abbiamo deciso la strategia social di promozione del nostro blog, anche noi ci siamo posti la stessa domanda. La risposta che ci siamo dati è: “Non ha senso”. A meno che uno degli obiettivi non sia promuovere le immagini (penso ad un blog di cucina o di fotografia) raccolte in un profilo Pinterest, questo doppio passaggio rischierebbe soltanto di infastidire l’utente.

L’esempio di Jeff Bullas

Visto che bisogna sempre mettersi in discussione mi sono domandata quale strategia adottano gli altri blogger. Ecco quindi che sono andata a curiosare nello splendido (avevi dubbi?) profilo Pinterest di Jeff Bullas: i post sono tutti accuratamente catalogati  in base al contenuto sia per macrotopic (social media marketing, the art of blog ecc.) che per singolo social network (Google+ goodies, Instagram Inspiratons, Twitter tips ecc.). Il profilo è promosso su Facebook attraverso la condivisione delle attività, ma i post pinnati non vengono condivisi tramite Twitter.

blogger pinterest

Horror picture show

Immagini anonime, link mancanti, descrizioni assenti. Beatrice nota che spesso su Pinterest immagini identiche portano a contenuti differenti o, come sottolinea Rosa, i link a cui portano le immagini pinnate non hanno nessuna connessione con l’immagine.

Tali mancanze sono giustificate nel caso di utenti privati, ma incomprensibili nel caso di account business. A mio parere, il motivo è da attribuire ad una scarsa considerazione di Pinterest da parte di agenzie e aziende: viene inserito all’interno delle strategie social senza “convinzione”, forse perché è considerato una moda del momento e quindi non c’è la possibilità di investirci tempo e danaro. Discorso comprensibile ma, visti alcuni risultati, forse varrebbe la pena non aprire un account su Pinterest se poi non c’è il desiderio di lavorarci seriamente.

Estetica del pin?

Beatrice conclude il suo interessante post con una domanda: “Siamo di fronte ad un’estetica dei pin?”. Bè, io penso che estetica sia la parola chiave per accedere a Pinterest.

Si può affermare che un‘immagine suggestiva + una descrizione chiara + un link coerente = un pin ben realizzato.

Sicuramente ci sono pin il cui obiettivo è promuovere solo l’immagine ed altri in cui l’immagine è strumentale a catturare l’attenzione e portare l’utente a visualizzare il link, in quest’ultimo caso la descrizione dovrà essere accurata e spiegare qual è il contenuto del link.

Noi proviamo a farlo per il nostro blog: cerchiamo delle immagini che possano far intuire il contenuto del post, inseriamo nella descrizione del pin il titolo del post e aggiungiamo l’ hashtag  #pinterestitaly in modo tale che gli utenti possano trovare velocemente tutti i nostri contenuti.

In conclusione, non esistono scorciatoie: gestire bene un account Pinterest richiede una strategia ben definita, cura e tempo.

Paola Sangiovanni

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